Smartphone dismessi e riciclati, trasformati in data center a basso costo: innovazione green e tecnologia. I ricercatori dell’Università della California di San Diego (UCSD), in collaborazione con Google, hanno ideato un progetto rivoluzionario per riutilizzare vecchi telefoni Pixel come piattaforme di calcolo accessibili ed ecologiche. L’obiettivo è dare nuova vita agli smartphone dismessi, trasformandoli in nodi di un data center distribuito a basso costo che possa sostenere applicazioni educative e aziendali riducendo drasticamente rifiuti elettronici e costi di infrastrutture.

L’impatto ambientale del riciclo tech
Google Research sottolinea come la produzione di smartphone comporti un significativo “carbonio incorporato”, ovvero l’impronta ecologica derivante dalla realizzazione dei componenti. È noto che il rapido ricambio dei dispositivi mobili alimenta l’enorme problematica dei rifiuti elettronici a livello globale. Il gruppo UCSD intende ridurre questo spreco trasformando gli smartphone scartati in risorse utili, aumentando la sostenibilità del settore tech.
Prestazioni sorprendenti paragonate a server tradizionali
Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio è che i processori presenti negli smartphone di pochi anni fa garantiscono prestazioni single-core ben superiori rispetto a server di fascia media come l’Asus RS720A-E11, equipaggiato con processori AMD EPYC e GPU Nvidia di ultima generazione. Sebbene i server abbiano un vantaggio su calcolo multi-core e capacità hardware complessive, i benchmark SPEC hanno dimostrato come, per carichi specifici, i chip degli smartphone possano svolgere compiti di calcolo efficientemente se aggregati in cluster.
Come funziona la trasformazione: hardware e software
Per convertire gli smartphone riciclati in unità di calcolo e datacenter, i ricercatori rimuovono le parti non essenziali — come display, batterie e fotocamere — mantenendo solo la scheda madre con il System on Chip (SoC). Il sistema operativo Android originale viene sostituito da una distribuzione Linux minimale, ottimizzata per data center, che consente l’installazione di software di orchestrazione container come Kubernetes. Questo permette di gestire i telefoni come un vero cluster ad alte prestazioni.
Un data center per l’istruzione e le PMI
Secondo i test eseguiti, un gruppo di 25-50 smartphone riciclati è in grado di offrire una potenza di calcolo equivalente a una CPU server dual-socket. Un cluster di 20 telefoni può supportare facilmente un’applicazione destinata a una classe universitaria di 75 studenti, evitando così la dipendenza da cloud esterni costosi e a elevato impatto ambientale. Il team di ricerca mira a impiegare 2.000 smartphone per costruire un data center in grado di gestire fino a cento classi simultaneamente, con costi di realizzazione sensibilmente inferiori rispetto a infrastrutture tradizionali.
Prospettive future e limiti
Il progetto è in fase avanzata e prevede il rilascio della piattaforma completa entro l’anno. Resta da valutare l’affidabilità a lungo termine di smartphone usati in carichi continui tipici dei data center. Anche se difficilmente i grandi provider di IA adotteranno questo sistema, per piccole realtà educative e aziende rappresenta una soluzione innovativa, sostenibile e accessibile per competere digitalmente.
Riciclare vecchi telefoni per costruire data center distribuiti è un’idea che unisce innovazione tecnologica, risparmio economico e rispetto ambientale. Questo approccio può trasformare i rifiuti elettronici in preziose risorse, sostenendo l’educazione digitale e riducendo la pressione sull’industria dei semiconduttori e dei grandi data center.





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